Volontariato: la “gratuità del doveroso”

Renato Frisanco presenta il suo nuovo saggio “Il Volontariato del nuovo millennio tra crisi e cambiamento”.

Da pochi mesi si sono chiusi i primi venti anni di questo nuovo millennio, nel suo ultimo saggio Renato Frisanco li analizza osservando le novità, cambiamenti e criticità che hanno caratterizzato il volontariato, cartina tornasole della nostra società.

Un agile saggio – scaricabile come ebook – che fornisce un contributo inedito nella letteratura più recente anche grazie alla prefazione di Giuseppe Lumia e dalla post-fazione di Giuseppe Cotturri.

Chiediamo a Frisanco di spiegarci quale salto qualitativo deve fare il volontariato post moderno per essere  coprotagonista del cambiamento della nostra società, rinvigorendo il suo ruolo politico che da voce alle istanze degli ultimi.

La nascita del volontariato “moderno”

L’excursus parte dalla nascita del ‘’moderno’’ volontariato, alla metà degli anni ‘70 del secolo scorso, quando diviene un fenomeno di gruppi capaci di superare steccati ideologici e di compattarsi, consapevole di esercitare un ruolo culturale e politico, interlocutore delle istituzioni e generativo di molte organizzazioni del Terzo settore. Esso si dota anche di strumenti organizzativi (Mo.V.I. e non solo), identitari (definizioni e cultura specifica), di momenti di riflessione e proposta al Paese (convegni e conferenze nazionali), che ne hanno accompagnato la crescita. A certificare la sua rilevanza pubblica, arrivò l’approvazione della legge di regolamentazione dei rapporti tra istituzioni e volontariato (L. 266/1991), fino all’introduzione del principio costituzionale di sussidiarietà (L. Cost./n. 3, art. 118 u.c.), nel 2001, anno in cui il movimento solidaristico si dota della Carta dei Valori del Volontariato.

Il volontariato come ammortizzatore sociale

Tuttavia l’ultimo decennio del ‘900 è stato percorso da fenomeni involutivi che hanno coinciso con la cosiddetta “seconda repubblica” e il sopravvento del neo-liberismo, che hanno minato diritti sociali acquisiti e ridimensionato il Welfare nella rincorsa ad una mercantilizzazione dei bisogni trainata dal privato o devoluta alle forze emergenti del Terzo settore.
Nel nuovo secolo il volontariato non è immune da problematicità in ordine alla tendenza alla gestione di servizi, se non anche di scampoli di assistenza a buon mercato, molto propenso “al fare” e confuso con l’identità di altre organizzazioni di Terzo settore (“ibridazione”). In un Welfare in cui esso è stato generatore di innovazione e di nuovi servizi, ha finito spesso per diventare risorsa subordinata alle istituzioni o loro “sostituto funzionale”, senza esercitare il ruolo di co-protagonista al livello decisionale delle politiche sociali, quale frontiera più avanzata nell’esercizio della sua funzione di advocacy e piena fruizione dei diritti di cittadinanza, per tutti.
L’avvento della stagione neoliberista nella politica e nell’economia ha reso più difficile la missione del volontariato nel Welfare depotenziato di risorse e ha finito per giocare, in alcune sue componenti, un ruolo di “ammortizzatore sociale”, più che di agente sussidiario. Si è invece affermato l’approccio produttivistico ed economicistico del Terzo settore, visto anche come importante sbocco occupazionale, che la legge di riforma (2016/2017) ha sancito più nel segno dell’“utilità sociale” che dell’“interesse generale” e a scapito dei valori solidaristici di cui il volontariato organizzato è portatore elettivo.

Il confronto con l’individualismo

Il ridimensionamento dell’identità e la funzione tipica del volontariato, ridotta ad un ruolo ‘’ancillare’’, insieme all’abrogazione della L. 266/91, ha svuotato il Terzo settore della sua anima e indebolito la rappresentanza del movimento solidaristico a dimensione civico-partecipativo. Non è sufficiente la valorizzazione che la Riforma fa dei volontari singoli, distribuiti nelle unità produttive di Terzo settore, visti come risorsa aggiunta più che stakeholder partecipativa. La loro crescita è effetto di un processo di individualizzazione sia per motivazioni, prevalentemente centrate sul sé, che per reazione nei confronti della deriva burocratica e rigida di molte organizzazioni di volontariato.
L’impostazione della Riforma, coerente con lo “spirito” del secolo, non ha trovato argine sufficiente nel volontariato per la perdita o il depotenziamento dei suoi tipici luoghi di riflessione, analisi e ricerca, dopo la scomparsa dei padri costituenti il volontariato moderno (Tavazza, Nervo, Martini, Pasini, Ardigò).

Il salto di qualità

Tuttavia anche oggi il volontariato si palesa come un fenomeno dinamico, risorgente con i nuovi bisogni e con le nuove attese dei cittadini portatori di nuove istanze di partecipazione, di una domanda di democrazia. Essi si auto-organizzano per la tutela e la valorizzazione dei beni comuni, per rinnovare ambienti educativi, per affermare una nuova economia e sperimentare nuove forme di partecipazione ovunque nel Paese e in Europa. Pertanto, accanto ad un volontariato più organizzato e vocato alle politiche sociali, ai bisogni materiali e assistenziali, oggi acutizzati dalle crisi economiche prima e dopo la pandemia, si fa strada un volontariato che vuole rinnovare la politica intesa come partecipazione, mossa non più dalle ideologie, ma dall’intento di affrontare i problemi concreti del territorio, di elevare la qualità della vita delle comunità dentro il Welfare locale, assumendo, accanto e oltre alla gratuità, il paradigma della “reciprocità”.
Potranno essere le reti nazionali organiche del volontariato con mappe formative aggiornate nei contenuti quanto fedeli ai valori identitari a sostenere questi fenomeni nuovi e la loro spinta al cambiamento? È certo che, per alimentare il nuovo che nasce e la partecipazione dei cittadini che lo sostiene, è necessaria una funzione educativa, di sensibilizzazione e di testimonianza di un volontariato credibile, perché capace di attualizzare la sua proposta.
Il salto qualitativo del “volontariato postmoderno”, ovvero la sfida attuale anche sullo scenario europeo, è quella di passare da una “doverosità del gratuito” di un esercito di militanti ad una “gratuità del doveroso”, alla portata di cittadini “adulti”, ovvero responsabili. E’ la profezia che emerge dall’eredità di Luciano Tavazza, che a venti anni dalla sua scomparsa è ancora memoria “orientata al futuro” e indicazione segnaletica preziosa per il cammino del volontariato negli anni a venire.

Per scaricare il saggio in formato e-book

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